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 GIORGIO PEZZIN: SCRIVERE FUMETTI

Intervista a cura di Fabrizio Lo Bianco


Giorgio Pezzin (n. 1949) è da oltre trent'anni uno degli sceneggiatori di punta della Disney Italia. Inizia prestissimo, durante gli anni del Liceo, a scrivere storie che troveranno interpreti eccezionali dapprima in Giorgio Cavazzano, anch'egli veneto e agli esordi, e successivamente in Massimo De Vita. Le sceneggiature disneyane di Pezzin sono varie per argomenti e temi scelti, ma quelle più famose sono probabilmente quelle riconducibili al "filone" fanta-tecnologico. Ha lavorato per diverse case editrici tra cui la Bonelli. Tra i personaggi più noti sono Smalto & Johnny, Oscar & Tango, Capitan Rogers e Walkie & Talkie. Nella sua carriera ha realizzato oltre 600 storie! Appassionato di nuove tecnologie, è tra i pionieri italiani del fumetto on line. Alcune sue storie sono pubblicate interamente sul suo sito www.fumettiestorie.com

Che importanza ha nella tua vita la "nona arte"?
Molto importante perché è il mio lavoro principale. Dico principale perché uno dei vantaggi del fumetto è sempre stato quello di concedermi tempo per occuparmi anche di altro (ufficialmente per "scaricare" il cervello dal lavoro creativo, ma in verità perché sono un tipo curioso). Così ho fatto l'ingegnere libero professionista, ho gestito un negozio di modellismo, ecc. ecc. Però il fumetto è la cosa che mi è più congeniale e infatti continuo a farlo.

Quali fumetti leggevi da ragazzo? Quali adesso?
Allora, cerchiamo di ricordare... Quando ero ragazzo io non c'era la televisione!... Non c'erano neanche il computer, naturalmente, né i videogiochi.... insomma c'erano solo gli altri ragazzi amici e i fumetti. Quindi ne ho letto molti e di tutti i tipi: Topolino, Diabolik, Blek Macigno, Intrepido, Tex, Diabolik, Kriminal... e poi, soprattutto moltissimi libri (Salgari, Stevenson, Verne, ma anche Gogol, Dostojeski, Tolstoj, Thomas Mann, Fielding, Scott, Tolkien). Ti sembrerà incredibile ma a circa 14 anni ho letto Guerra e Pace due volte. Insomma mi piaceva leggere i grandi classici proprio perché ammiravo la loro capacità di evocare gli ambienti e i personaggi, con tutte le loro sfaccettature...

I tuoi lavori con Giorgio Cavazzano e Massimo De Vita sono entrati nella Storia del Fumetto: com'è lavorare con professionisti di questo calibro?
Sono praticamente nato professionalmente scrivendo storie per Cavazzano, per cui ho trovato subito naturale non avere freni alla mia fantasia perché sapevo che il disegnatore sarebbe stato in grado di fare qualsiasi cosa. Anzi, Cavazzano spesso utilizzava le mie sceneggiature per sperimentare sue idee e quindi rilanciava ogni volta. E' stato un periodo molto stimolante che è continuato perfettamente quando ho incontrato anche De Vita. E' una grande soddisfazione vedere le proprie storie disegnate bene, meglio di come le avevo immaginate. In ogni caso anche se sembrano "meno bravi" molti dei disegnatori con cui ho lavorato mi hanno stupito perché ognuno ci ha messo qualcosa di suo realizzando alla fine quasi sempre un buon prodotto. In effetti un professionista non deve essere valutato sull'eccellenza, ma sulla continuità, sul buon lavoro nonostante la massificazione e il consumismo imperanti. La vera frustrazione è vedere un lavoro che è costato mesi di lavoro (ci vogliono un paio di mesi per realizzare, tra testo, disegni, colore, lettering, una buona storia a fumetti) bruciato da una lettura magari superficiale di pochi minuti. E quando esce il prossimo numero, quello prima è già dimenticato.

Da lettore, mi sembra che nelle storie degli anni d'oro della Disney fosse evidente un quoziente di creatività e forse di "libertà" maggiore rispetto alle storie degli ultimi tempi, in cui la logica del "politically correct" e una policy talvolta schizofrenica sembrano appiattire le storie disneyane: cosa ne pensi?
Beh, con più di venti storie al mese da inventare solo per Topolino è inevitabile un po' di esaurimento. E' già stato scritto tutto... più e più volte. Ma cambiano anche i lettori e quindi anche se riscrivessimo le stesse storie andrebbe bene lo stesso, perché comunque non sarebbero mai le stesse: nel frattempo siamo cambiati noi e quelli che le leggono. Per la libertà è un po' vero: la Disney ha in mente sempre di più un mercato globale e le sue sono esigenze strettamente commerciali che gli autori non devono trascurare. D'altra parte è quello che si chiede ad un professionista: fare appunto quello che ci chiedono. Spesso i giovani autori tendono a dimenticarlo, invece è una cosa molto importante se si vuole durare.

Tranne in alcune eccezioni (mi vengono in mente Castelli, Sclavi e Berardi per l'Italia), capita che il lavoro del disegnatore sia recepito in maniera più "immediata" dal lettore medio di fumetti di quanto non lo sia quello dello sceneggiatore: è una questione di superficialità, di soffermarsi semplicemente sull'immagine, o il disegno ha una importanza effettivamente maggiore?
Non lo so. Certamente il disegno è l'unica cosa che appare e quindi la gente guarda quello. E' come l'attore nel film: è più importante lui o il regista? Solo un pubblico attento e più maturo va a guardare dietro le quinte. Eppure abbiamo esempi importanti (mi viene in mente IL POSTINO di Troisi o la stessa LA VITA E' BELLA di Benigni, girati con 50.000 lire o giù di lì). Io credo che, per la qualità complessiva di una storia, disegno e storia siano ugualmente importanti. Questo non vuol dire che il disegnatore non debba essere in genere più remunerato perché ci mette più tempo, sia chiaro, ma va dato a Cesare quello che è di Cesare. Altrimenti succede come in moltissimi film americani di questi ultimi tempi: enormi capacità tecniche, inizi grandiosi e... una fine miserevole dovuta ad una trama inesistente. Mi viene in mente TITAN dove, dopo addirittura l'esplosione della TERRA, i cui frammenti vanno a colpire la LUNA (ed altri effetti speciali fantasmagorici)... troviamo un cattivo con la faccia di cavallo che sul più bello si mette a cantare.

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