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Intervista di Fabrizio Lo Bianco


Le sue tavole in bianco e nero ricordano talvolta delle vere e proprie incisioni. È una scelta stilistica?
Sono affascinato dal contrasto forte tra bianco e nero perché mi sembra qualcosa di definitivo. Per questo amo le acqueforti, e penso che il mio stile ne risenta. Da qualche anno ho incominciato a dedicarmi all'incisione, soprattutto d'estate, quando, insieme ad un amico che mi aiuta, posso disporre di spazi e strumenti adatti per mettere in pratica le tecniche incisorie. Apprezzo moltissimo le incisioni di un'artista italiana che si chiama Federica Galli. Per il passato la mia preferenza va a Rembrandt.

E per quanto riguarda le sue preferenze pittoriche?
Mi piace l'arte della Secessione, a cavallo tra Ottocento e Novecento, sia nei suoi grandi rappresentanti, come Schiele e Klimt, sia nei minori, anch'essi eccezionali. Lo trovo un periodo veramente entusiasmante dal punto di vista creativo. Era l'epoca delle arti applicate e anche un tovagliolo poteva diventare un'opera d'autore. Questi "artigiani" spaziavano attraverso tutti i campi della creazione artistica grazie ad una tecnica strabiliante. Non erano solo dei pittori. Erano artisti completi. Non mi hanno mai entusiasmato le Avanguardie come il Futurismo, anche se noto che molti miei colleghi si sentono molto legati a queste correnti artistiche.

Trova grosse differenze tra il lavoro di un fumettista e quello di un pittore?
Trovo che un conto sia fare il pittore, un altro fare l'illustratore-disegnatore: se un disegnatore (quindi anche un fumettista) illustra un palazzo e questo, per così dire, "non sta in piedi", lo si nota. Un pittore invece può permettersi delle licenze sicuramente maggiori.

Per quali editori ha lavorato?
Sono parecchi. Ho pubblicato molti lavori su "Corto Maltese", ad esempio. È stata la testata per la quale ho realizzato i lavori che forse mi sono piaciuti di più, anche se non ho un mio racconto preferito. C'è qualcosa che mi lega ad ogni singolo lavoro, dal momento che tutti hanno richiesto una certa fatica per realizzarli. Da tempo lavoro per "Il Giornalino". Anche presso questa rivista ho avuto sempre mano libera, pur essendo un giornale che si rivolge ad un pubblico diverso da quello di "Corto Maltese". Con la casa editrice Bonelli ho ripreso a collaborare da poco. Negli anni Settanta presi parte a una bella collana di racconti intitolata Un uomo, un'avventura disegnando tre racconti, L'uomo del Messico, L'uomo del Nilo e L'uomo delle paludi, per quella che allora si chiamava casa editrice Cepim, cioè l'attuale Sergio Bonelli Editore. Il mio segno "spezzato" non era funzionale alle scelte editoriali della Bonelli e così per diversi anni non ebbi più collaborazioni con loro. Adesso invece abbiamo ripreso a lavorare insieme: sto attualmente preparando delle storie per così dire "tradizionali" che saranno pubblicate su "Ken Parker".

Lei si occupa anche di illustrazione.
È un campo nel quale mi cimento sempre volentieri. Ho realizzato illustrazioni per quotidiani, periodici, libri e una volta per la copertina di un disco, anche se, francamente, non ricordo per quale casa discografica. Ultimamente disegno racconti e copertine soprattutto per "Comic Art". Illustrazione e fumetto sono estremamente legati e non vedo grandi differenze tra questi due tipi di lavori, se non, com'è ovvio, la necessità nel fumetto di articolare la storia lungo trenta o più pagine anziché cercare di visualizzare un qualcosa in un'unica tavola.

Ha fonti particolari d'ispirazione quando crea una storia?
Ci sono racconti che devi sviluppare secondo i canoni dell'avventura pura, come quelli che ho realizzato per la Cepim; per altri puoi trarre ispirazione da fatti accaduti realmente, connotandoli poi con la tua fantasia: è quello che ho fatto con i lavori per "Linus" e "Corto Maltese". Questo tipo di storie sono quelle che appartengono al cosiddetto "realismo magico". L'ispirazione qui può essere uno spunto dato da avvenimenti storici sul quale inserisco elementi, diciamo, di "extrarealtà".

Toppi mentre disegna ascolta musica?
Come molti miei colleghi ascolto la radio mentre lavoro. Trovo che sia un'invenzione bellissima. Paradossalmente certe immagini te le può offrire solamente la radio, che può trasmettere solo il sonoro. Faccio un esempio: io detesto il teatro, mi infastidisce moltissimo la finzione del palcoscenico; la prosa radiofonica invece mi piace, riesce a conquistare la mia attenzione. La televisione è anch'essa affascinante, per il motivo opposto: offre immagini, delle quali noi disegnatori letteralmente ci nutriamo. Non sono un grande esperto di musica contemporanea. Mi sembra di non capirla, non riesco ad apprezzarla. Ascolto soprattutto musica barocca. Apprezzo Mozart, Bach, Beethoven e quei musicisti italiani del Settecento come Garuffi, Locatelli, Viotti e altri come Lulli, un compositore di origine italiana che divenne musicista di corte di Luigi XIV. Amo Vivaldi, Hendel e i Virginalisti inglesi dell'età elisabettiana.

Preferenze letterarie?
Il mio autore preferito è Dino Buzzati, che mi ha dato lo spunto per alcune storie. Mi piace il lato più "cattivo" dei suoi racconti. Non mi convincono molto i romanzieri italiani contemporanei; trovo tutto sommato interessante Aldo Busi nella sua palese provocatorietà. Mi piace molto Chiusano, che era anche un caro amico e Mario Rigoni-Stern.

-Una curiosità: come nasce il suo interesse per il Giappone?
Nei confronti del Giappone ho una passione antica che non capisco neanch'io bene a cosa sia dovuta. Mi affascina questa loro precisione maniacale, cosa che a me manca. La mia è un'ammirazione mista a spavento.

Milano, Ottobre 1995
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